Tekken 7 – Recensione PC


È una vita che gli utenti PC aspettano di poter giocare con un episodio di Tekken; fin dagli esordi del franchise sulla prima PlayStation, nel 1995, quando l’architettura RISC e la spregiudicatezza tecnologica donavano alle console un sostanziale vantaggio computazionale rispetto alle macchine x86 dell’epoca. L’annuncio del debutto del settimo capitolo sulla piattaforma Windows ha dunque creato un grande entusiasmo misto, però, a un certo grado di scetticismo: l’Unreal Engine 4 è un motore ampiamente collaudato, ma Bandai Namco sarebbe stata in grado di realizzare una conversione di qualità?

La risposta, lo diciamo subito, è sì: Tekken 7 gira su PC in modo eccellente, al netto di qualche piccola ingenuità tecnica che di certo verrà sistemata in breve tempo.

Come da programma, nel corso della storia si vestono i panni di diversi personaggi ed è dunque necessario rapportarsi a tanti stili di combattimento, sebbene il grado di difficoltà non desti mai grosse preoccupazioni (quantomeno al livello “Normal”) se non nelle fasi finali, quando l’obbligo di scartare di lato utilizzando lo stesso comando del salto evidenzia tutti i limiti dei normali controller e di un’impostazione che gli sviluppatori avrebbero potuto riconsiderare.

Tali mancanze vengono a galla in particolare durante lo scontro extra che si sblocca al termine dello story mode, quando diventa davvero complicato anche solo avvicinare un avversario che non fa altro che “spammare” attacchi dalla distanza. Oltre alla normale serie di combattimenti, la campagna vanta anche un egual numero di “episodi extra” che mettono in campo altri personaggi, mostrandone lo scontro da molteplici punti di vista ma aggiungendo ben poco alla narrazione.

Inizio dell avventura registrata in questi video

Il tempo porta consiglio

Senza considerare spin-off e interpretazioni free-to-play, quasi otto anni separano l’uscita di Tekken 7 dal capitolo precedente: un lasso di tempo enorme per un franchise videoludico, che tuttavia ha consentito a Katsuhiro Harada e agli sviluppatori di Bandai Namco di osservare con attenzione l’evoluzione dei picchiaduro e prendere nota degli elementi che avrebbero potuto introdurre in questo nuovo episodio. In primo luogo un focus sulla progressione, ottenuto non solo attraverso l’inclusione della già citata campagna e di un arcade mode diverso per ogni personaggio, ma anche e soprattutto premiando l’impegno degli utenti tramite il rilascio di numerosissimi oggetti per la personalizzazione estetica dei combattenti.

tekken 7

C’è una modalità pensata appositamente per l’ottenimento di questi extra, che vengono tuttavia sbloccati anche con l’impiego della valuta virtuale del gioco, ottenibile in vari modi, anche aggiudicandosi gli intriganti tornei online. Questi ultimi rappresentano senza dubbio il punto di forza dell’offerta multiplayer, sebbene su PC si registri ancora qualche insicurezza dei server (è capitato anche di sperimentare un po’ di lag) e le stanze aperte non siano tantissime: con un numero massimo di otto partecipanti, si procede con un doppio girone (quello standard e quello riservato a chi ha esordito con una sconfitta) e la possibilità di assistere ai match degli altri utenti per ingannare le attese, per poi vedere assegnati premi in denaro ai primi tre classificati. Oltre all’ottenimento di oggetti extra per la personalizzazione, le monete possono essere utilizzate anche per rivisitare l’intera saga di Tekken attraverso le cutscene originali e ricche gallerie: una bella idea, dal sapore giustamente celebrativo.

Carne fresca

Gli sviluppatori di Tekken 7 hanno effettuato un’opera di bilanciamento per l’intero roster, ma è chiaro che i riflettori sono puntati in particolar modo sulle new entry: Katerina Alves, un’esperta di Savate brasiliana, dotata di svariate combo molto semplici da eseguire e dunque decisamente indicata per i giocatori alle prime armi; Claudio Serafino, potente esorcista italiano doppiato nella nostra lingua (tutti i personaggi del gioco parlano nel proprio idioma, con i sottotitoli in italiano: l’effetto è molto interessante); Shaheen, un guerriero mediorientale anch’esso equipaggiato con sequenze di colpi piuttosto immediate e semplici da eseguire; Lucky Chloe, una otaku vestita da gatta che picchia dannatamente duro; Master Raven, una ninja dotata di innesti bionici che alla bisogna tira fuori una devastante katana; Josie, una ragazza filippina esperta di kickboxe ed Eskrima; Gigas, un essere enorme e misterioso, decisamente più rapido di quanto ci si possa aspettare; Jack-7, ultima revisione del robot visto fin dal primo episodio di Tekken; Kazumi Mishima, degna moglie di Heihachi, che condivide con lui e Kazuya diverse manovre; e infine Akuma, che miscela in modo intrigante le mosse tipiche di Street Fighter con l’approccio strategico di Tekken. Ai movimenti di base, che riprendono la tradizione della serie, indugiando raramente sulle mezzelune e puntando più che altro sulle sequenze di tasti, si aggiungono nuove e interessanti manovre; su tutte le Rage Art, a cui è possibile ricorrere quando si dispone di poca energia e che consentono di ribaltare letteralmente le sorti dello scontro, arricchendo il gameplay di un ulteriore elemento tattico.

La versione PC

Tekken 7 punta sulle prestazioni anche a discapito della definizione, come dimostrano le versioni console del gioco: su PlayStation 4 standard viene utilizzata una risoluzione inferiore ai 900p, su Xbox One non si va oltre i 720p, su PlayStation 4 Pro si arriva a 1080p ma in tutti i casi rimangono granitici i sessanta frame al secondo.

Il frame counter presente nell’edizione PC, che non a caso diventa rosso quando tale valore non viene rispettato, ci ha consentito di verificare in maniera comoda le performance sulla configurazione che abbiamo utilizzato per i test, anche grazie a una quantità di opzioni piuttosto generosa.

È infatti possibile cambiare la risoluzione, attivare o meno la sincronia verticale (che però ha qualche problema: meglio utilizzare quella del pannello di controllo della vostra scheda video), selezionare un preset generale fra diverse possibilità oppure regolare di fino le varie voci: proporzioni del rendering (che effettua in pratica supersampling o downsampling alla bisogna), anti-aliasing (non è però possibile scegliere la tipologia), impostazioni ombre, qualità delle texture, qualità effetti, qualità post-processing e modifica dinamica, che cambia dinamicamente la qualità del rendering per mantenere il target dei fotogrammi.

Siamo riusciti a giocare a 4K e 60 frame al secondo abbassando qualche impostazione, sperimentando curiosi rallentamenti a 1440p e arrivando a concludere che per evitare qualsiasi problema prestazionale durante le partite online è il caso di rimanere sui 1080p. Ci sono infatti sequenze in cui la grafica fa un po’ troppa fatica, vedi la straripante effettistica utilizzata per la schermata di preparazione dei match, tutta ingenuamente calcolata in tempo reale, oppure le sequenze predeterminate, Rage Art incluse, in cui si scende inevitabilmente sotto i sessanta frame al secondo. Peccati di gioventù (in particolare la gestione dei 1440p, ma anche un problema con gli effetti di post-processing, che tendono a “sporcare” l’immagine, risolvibile seguendo questi suggerimenti) che verranno certamente sistemati con un intervento sul fronte dei driver NVIDIA o del gioco stesso, ma che non intaccano una generale sensazione di scalabilità verso il basso.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Core i5 6600K
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1070 Jetstream
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 10
Requisiti minimi
  • Processore: Intel Core i3 4160
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 660 o GTX 750 Ti
  • Memoria: 6 GB di RAM
  • Hard disk: 60 GB di spazio richiesto
  • Sistema operativo: Windows 7, Windows 8, Windows 10 a 64 bit
Requisiti consigliati
  • Processore: Intel Core i5 4690
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1060
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Hard disk: 60 GB di spazio richiesto
  • Sistema operativo: Windows 7, Windows 8, Windows 10 a 64 bit

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